|
Qualche anno prima di morire Giovanna Durazzo provvidead adottare Alfonso d’Aragona, re di Sicilia, ma presto ciripensò e fece in modo che la corona toccasse a Renatod’Angiò. Il voltafaccia non piacque ad Alfonso che, nel 1442,assediò Napoli con un agguerrito esercito riuscendo ad espugnarla.La Napoli “spagnola” si aprì alla rinascita del XV secolo,sotto la guida di Alfonso d’Aragona, che definito ilMagnanimo, si rivelò presto come un mecenate di eccezionalivirtù e la sua corte non ebbe nulla da invidiare a quella diLorenzo il Magnifico, tanto più che nella nostra capitale erapresente una corposa colonia di fiorentini, come si evinceancora oggi dalla toponomastica.Nonostante il Mezzogiorno, alla fine del XV secolo conservasseancora la fisionomia di un paese essenzialmente agricolo,lentamente divennero fiorenti i commerci, grazie all’assettopolitico della penisola e alla generosità della posizione geograficasul Mar Tirreno per cui la capitale divenne un’autentica“fiera permanente” per i traffici delle merci di tutto ilMediterraneo. Ma la funzione primaria di Napoli verso ilRegno consisteva nel collegamento con il mercato internazionale,nella direzione strategica e finanziaria degli affari piùcospicui nel sostegno bancario.Un settore particolare del traffico, quello della pietre preziose,dei gioielli e delle oreficerie, può rendere persuasivamentel’ampiezza delle relazioni in cui era inserita la città. A Napoli- “trafficavano in gemme” - i Genovesi, i Veneziani ed iFiorentini. È interessante vedere come cominciano a comparirenomi di orafi “stranieri” che spediscono gemme di granpregio o addirittura quantitativi ingenti di perle, su commis-sioni di artigiani orafi locali. È il caso di citare i genovesi fratelliSpinola, de Rezza, Gentile; i veneziani Giustiniani, Zorzi,Minio, da Cari; i fiorentini Ottavanti, Cambini, Pandolfini.Insomma Napoli ed i suoi artigiani, risultavano al centro dellacircolazione di preziosi di più alto livello, secondo il suo profilodi grande piazza mercantile e di metropoli mediterraneadall’intenso consumo.Le attività commerciali erano sorrette dallo sviluppo di unavasta rete bancaria che includeva tutte le principali piazze daRoma a Milano, Palermo, Valenza, Lione, Parigi, Londra, Rodi;Napoli era pienamente inserita in questa rete di relazioni.Ormai l’oreficeria napoletana era divenuta internazionale ela committenza è sempre più varia e prestigiosa.In città, le Corporazioni Artigiane ebbero sempre più poteree con lo statuto del 24 settembre 1474, concesso dallo stessoAlfonso I, la consorteria degli Orafi, oltre ad acquisire speciali privilegi, ebbe con la sua Corporazione con piena autonomiagiuridica, possibilità di elezione autonoma dei propri rappresentanti,potere giurisdizionale su tutti gli appartenentiall’Arte, i quali - dovevano tener bottega nelle stessa piazza –passo dello statuto originale che di fatto sancisce la specializzazionedella zona del borgo all’arte orafa. A partire già dal1443 le fonti della Tesoreria Aragonese sono ricche di testimonianzedella raffinatezza di alcuni veri capolavori di oreficeriaacquistati dallo stesso Alfonso I, di argenti per arredi datavola, e soprattutto nella seconda metà del secolo XV, diargenteria sacra come statue di Santi, calici, reliquiari, croci.Tra i nomi prestigiosi di argentieri che ci sono pervenuti,ricordiamo Andrea Delicato, Costantino e Scipione diCostanzo, Francesco e prospero Festinese, Pietro Lombardo ela famiglia Punzo.Ma lo splendore degli Aragona non era destinato a durare.Infatti la discesa nella penisola Italica di Carlo VIII, re diFrancia, anche se molto rapida, segnò per Napoli l’inizio diuna ulteriore dominazione: quella Spagnola.Dal XVI al XVIII secolo, si protrasse per ben due secoliuna dominazione che con il linguaggio di oggi, potremmodefinire “colonialista”, per le forti pressioni fiscali e per uncrescente immiserimento di quelle masse “plebee” che costituivanola maggior parte della popolazione.Intorno alla metà del XVI secolo, Napoli era una cittàimportante: la seconda per numero di abitanti, dopo Parigi,nel mondo occidentale. Le strade brulicavano di folla e, aridosso delle mura cittadine, si accalcava una umanità poverae disperata proveniente da campagne e da feudi di tutto ilMezzogiorno, che si stipava in baracche fatiscenti e ancorapiù insalubri dei fondachi in cui andavano a stiparsi per dormiretanti napoletani poveri. In quel tempo praticamente soloagli ordini ecclesiastici era consentito costruire o ampliare lecostruzioni in città.In questa realtà gli “orefici Artigiani” rappresentarono unaclasse privilegiata e preminente tra le maestranze di tessili,librai, carrozzieri, ventaglieri, tintori, liutai, ebanisti, calzolaie mercanti in genere. Gli orafi erano insediati in un’area delcentro urbano, corrispondente anche all’attuale Piazzetta eBorgo omonimo e che venissero tutelati dalle Autorità piùdegli altri, per il rischio di furti e omicidi che questa categoriacorreva, dovuta all’utilizzo di materiali preziosi indispensabilialla lavorazione. Parimenti Clero ed Aristocratici, maggiorise non unici, committenti dovevano essere preservati da frodinella fusione dei metalli preziosi, per garantire la purezza deimateriali. Fu per questo che tra la metà del ‘500 e per tutto il‘600, la fusione dell’oro avvenne all’esterno delle botteghe,nella piazzetta, alla presenza del rappresentante dellaCorporazione, dal Conte del Sedile e al cospetto di committentie cittadini.Per spiegare l’abbondanza di argenti a Napoli, è opportunoricordare cha la Spagna aveva colonizzato una vasta area diterre nell’America Meridionale. Questi enormi territori risultaronoricchi di un minerale poco considerato dagli abitantidel luogo, ma molto caro ai coloni: l’argento. Per questomotivo quelle terre vennero denominate “Argentina”. Ilmetallo prezioso giungeva in città in grande abbondanza e lafattura degli oggetti preziosi lavorati a Napoli, era moltoapprezzata a Madrid.Mentre il popolo si ribellava per le precarie condizioni divita, la Corte viveva in grandi sfarzi e abbondanza.La dominazione spagnola si era consolidata, dopo il trattatodi Chateau Cambresì, in tutta l’Italia, e Napoli consolidava ilsuo ruolo di città rappresentativa del Vicereame. Ci si avviavaal XVII secolo tra pestilenze e rivolte. 
“San Domenico e l’ordine dell’Inquisizione” - Medaglione in oro, smalto, diamanti e rubini - XVII sec.
Capitolo precedente Prossimo capitolo
|