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Mentre l’Europa, agli inizi del XX secolo, viveva un rapidoprocesso di industrializzazione e modernizzazione, con unconseguente sviluppo economico e tecnologico, Napoli,declassata dal ruolo di capitale, centro di coordinamento e diiniziativa di un vasto regno per assumere quello di effimerocapoluogo di provincia, perse privilegi, funzioni e prerogativeantiche che costituivano le fonti di sopravvivenze primariedella sua folta popolazione.Questo nuovo quadro economico fortunatamente non colpìla produzione artistica di pittori e scultori, della quale la categoriadegli orafi faceva parte.La buona borghesia emergente, costituita in massima parteda imprenditori e commercianti che si affacciavano ai mercatidell’Italia del Nord, aveva bisogno di eguagliare lo statusdegli aristocratici con gioielli che non fossero inferiori.L’oreficeria napoletana dovette con i suoi maestri, adeguarsiai tempi e alla nuova “maniera”. L’Italia era troppo radicataalle tradizioni classiche per creare un suo proprio stile nazionalee quindi i suoi artigiani si adeguarono allo stile nuovo provenientedall’Inghilterra, stile che i francesi avevano battezzatoArt Nouveau e che da noi prese il nome di Liberty, dalla dittabritannica che per prima aveva prodotto le carte da parati.Attorno alla svolta del secolo, nel design decorativo italianodominava ancora l’ecclettico storicismo del XIX secolo. Igioielli italiani portati all’Esposizione Internazionale di Parigidel 1900, riprendevano il revival archeologico che era natonel Paese alla metà dell’Ottocento: Questo stile dell’”antico”era ancora molto richiesto dai turisti in visita agli antichimonumenti italiani e fu a questa fascia di persone che sirivolse il mercato della gioielleria.Tuttavia una ditta, Vincenzo Miranda di Napoli, nel 1900presentò all’Esposizione di Parigi una fibbia d’oro in raffinatostile Liberty francese, decorata con motivi floreali. Da questomotivo decorativo ecco lo “Stile Floreale”, un’altra denominazioneattribuita all’Art Nuoveau. Tuttavia alla gioielleria fudata scarsa attenzione. Ciò può essere dovuto al fatto che gliorafi italiani, avevano già dominato in tutto il mondo, perquanto riguarda il disegno e la fabbricazione dei gioielli, nellaseconda metà dell’Ottocento, con eccezionale tecnica e italenti di orafi con le varie tendenze stilistiche proprie di ogniregione ed in alcuni casi, come Napoli, della stessa città.Tra i partecipanti all’Esposizione Internazionale e al Salondi Parigi del 1900, ritroviamo un nome caro alla sculturanapoletana: Vincenzo Gemito. Pochi sanno che Gemito sidivertiva a coniare piccole placche d’oro cesellate per gioielli.Proprio una serie di placche, col suo stile statuario, oggi incollezioni private, furono esposte a Parigi, con grande successoe delle quali la più interessante è quella col ritratto del profilodi Alessandro il Macedone, di netta impronta ellenistica.Anche il cammeo, che avevano rappresentato l’oggetto piùpopolare della gioielleria risentì del gusto e dello stile ArtNuoveau, ma furono solo rari esemplari. I fabbricanti, comesempre costretti a sottostare ai capricci della moda, andaronoalla ricerca di un rinnovamento che sostituisse il cammeo el’intaglio. Il primo risultato fu la copiatura di antichi medaglionie di antiche monete d’oro greche e romane. Il caloredell’oro offriva il giusto contrasto con la fredda pietra delcammeo. Presto i gioiellieri cominciarono a usare moneteanche francesi. L’arte dei medaglisti rinacque e i gioiellimadagliein oro, in seguito in argento, con motivi ArtNouveau all’ultima moda, divennero accessori graziosi, popolarie poco costosi. Fu così possibile produrre gioielli d’arte abasso prezzo.Il Novecento pone il problema cruciale del rapporto tra produzioneartistica e produzione industriale. Scriveva Valéry:- “in tutte le arti si dà una parte fisica, che non può più venirconsiderata e trattata come un tempo e che non può più venirsottratta agli interventi della conoscenza e della potenzamoderne. La materia, lo spazio, il tempo non sono più daventi anni in qua, ciò che erano da sempre. C’è da aspettarsiche novità di una simile portata trasformino tutta la tecnicaartistica, e che così agiscano sulla stessa invenzione, finomagari a modificare magnificamente la nozione di Arte stessa.”– Certo la tentazione della produzione industriale è forte,ma i maestri napoletani si sentono legati alle vecchia tradizioneartigiana e l’unica innovazione che apportano alla loro produzioneè il metodo Lalique, dal nome del suo ideatore francese.Questa particolare lavorazione consisteva nel ridurre adimensioni di gioiello un’incisione a mano molto dettagliata.Con questo sistema si potevano produrre medaglie vere e propriein miniatura, ricche di particolari e particolarmente leggere.Ormai i gioielli coprono le esigenze di tutte le fascesociali, perché ognuno ha diritto di godere del piacere di possederlied indossarli.Lo scoppio della I Guerra mondiale, nel 1915, trova lanostra città indebolita dalle politiche economiche nazionalistiche.La partecipazione al conflitto delle regioni e degli abitantidel Sud non fa che aggravare una situazione già molto precaria.Alla fine della guerra, a partire dal 1918 inizia quel processodi emigrazione verso il Nord d’Italia, ma soprattutto neiPaesi del continente americano. Stati Uniti, Argentina, Venezuela,Brasile, Columbia diventano per i nostri emigranti lemete della “speranza”.Contemporaneamente dopo la guerra alcune categorie dicommercianti, piccoli imprenditori, affaristi senza scrupoli sisono ritrovati “ricchi” e quindi pronti a godere dei piaceri del“dopoguerra” nella Patria ritrovata.I gioielli degli anni venti del Novecento esprimono, riassumonoed esaltano quel vero e proprio capovolgimento di prospettivache aveva investito il mondo dell’arte nel suo complesso durante gli anni del primo dopoguerra. L’orafo reagivaall’industria immettendo nella sua creazione un eccesso difantasia al servizio di capacità tecniche irraggiungibili con lemacchine e per la produzione seriale; ma nel collocarsi dalpunto di vista del pubblico, indicando una direzione lungo laquale il prodotto artistico doveva porsi in armonia con i destinataridi esso e con lo spirito del tempo. Indubbiamente dopoogni guerra si tende a riparare i danni ricostruendo e riflettendosugli errori precedenti.Gli anni Trenta vedono una società in ripresa e Napoli,nonostante le vicissitudini si inserisce faticosamente in questavoglia di rinascita. Questo clima favorisce la creazione digioielli che segnano il trionfo di platino e brillanti, ma chenella seconda metà del decennio cede all’affermazione di unanuova tendenza improntata all’uso generalizzato dell’oro: ungusto che via via si consolida e prevale sempre più negli anniQuaranta. Che i gioielli siano il riflesso della loro epoca è undato ormai risaputo. Impossibile allora parlare dei gioiellidegli anni Quaranta senza accennare al loro tempo: i tragicianni della Seconda Guerra Mondiale, che fatalmente influenzaronola loro estetica. È chiaro che un’epoca così tormentatanon fu certo favorevole alla produzione di gioielli, oggettisuperflui in tempo di guerra. Eppure nell’ascoltare “storie dinonni”, apprendiamo che “il gioiello di oro e diamanti” qualchevolta ha salvato la vita di “qualcuno”.Negli anni Quaranta si verifica ciò che era già accadutodurante la guerra del 1915-18: la donna rimpiazza sul lavorol’uomo al fronte. Questo nuovo ruolo condizionerà notevolmenteil suo abbigliamento e i suoi gusti. Permane nel popolonapoletano l’abitudine di offrire gioielli o suppellettili d’argentoquali ex-voto per “grazie ricevute”, magari sotto unbombardamento o per un figlio tornato sano.Cinque anni sono lunghi, ma la lotta partigiana a Napoli èmolto sentita. Il bombardamento della basilica di SantaChiara del 1943, le “Quattro Giornate” del 1944, l’eco delsacrificio di Salvo D’Aquisto, per citare gli episodi più noti.Ma la capacità di “risorgere” del popolo napoletano è cosìforte che, nonostante tutto, con la liberazione delle truppeAmericane ritorna quella voglia di “ricominciare” che è semprestata l’anima di questa città.I vicoli del Borgo Orefici e la sua Piazzetta, si ripopolanodi maestri artigiani che riprendono la loro attività con maggiorecoraggio e speranza, come la quiete dopo la tempesta.Per citare le celebri parole di Eduardo: - “La nuttata è passata!”-.Siamo agli anni Cinquanta, ormai la lavorazione dei metallipreziosi, valorizzati da ogni tipo di pietre, dai diamanti, airubini, agli zaffiri, abbinati a perle, coralli, turchesi fannoesplodere la fantasia dei maestri orafi che nelle loro botteghe,del Borgo ritrovato, hanno commesse da tutto il mondo: spille,orecchini, bracciali, collane, singole o coordinati in parurepresentano intrecci, agganci, pendenti, nodi e maglie intrecciateper soddisfare ogni tipo di donna, che seguendo la modaporta capelli raccolti o corti per scoprire le orecchie e il colloper poi valorizzarli con questi oggetti, che hanno sì uno scopoornamentale, ma in cui predomina l’intendimento del valoreartistico.Il mondo intanto si avvia all’espansione degli anni Sessanta:l’uomo nello spazio e sulla luna; la televisione; i primitimidi computer; le auto e le moto per tutti.Ma il nostro Antico Borgo degli Orefici, nel cuore del centroantico, rappresenta ancora la continuità di una vecchia tradizioneche sopravvive da secoli negli stessi luoghi in cuinacque. Nonostante l’industrializzazione ed il progresso chetendono a sottrarre al lavoratore la possibilità di infondere aisuoi manufatti la propria personalità ed il proprio estro, sapersirinnovare nella tradizione è fuor di dubbio, un compitoarduo ma vitale; affinché l’artigianato possa costantementeaffermare la propria arte. In questo caso è il godimento artisticoa trasformare la materia comune in gioiello. Qualsiasioggetto indossato, se bello, se grazioso, produce in chi l’osservauna sensazione di godimento, d’interesse che si trasferiscesulla persona che l’indossa. Con la scoperta di questoeffetto sull’animo umano cominciò l’oreficeria. È uno deimodi inventati dall’uomo per soddisfare il desiderio di adornarsi.E nel Borgo i nostri sapienti artigiani, depositari delletecniche tramandate dai maestri del passato, continuano a produrrecon grande sapienza, quegli splendidi gioielli che tuttipossiamo ammirare e, perché no, acquistare con piacere. Capitolo precedente Prossimo capitolo
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