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Trecentocinquanta e più botteghe di argentieri, concentratenella zona degli Orefici, nelle quali un rilevante numero dimaestri, apprendisti e garzoni, convertiva gli enormi quantitatividi argento provenienti dalle Americhe in splendidi oggettiper una committenza ecclesiastica e laica di alto rango, dalleillimitate possibilità economiche e per una classe poco abbientema spinta dalla fede a generose offerte: queste le componentidi una vicenda artistica che doveva raggiungere sul finire delXVII secolo un vertice di tale rilevanza da trasformare un’attivitàartigianale in una delle massime e più tipiche espressionidella civiltà napoletana in età barocca. Certo è che, al pari dellealtre manifestazioni d’arte, anche quella argentiera visse aNapoli una lunga e felice stagione con una produzione altamentequalificata e tanto vasta da non trovar riscontro in altricentri italiani e europei. La tecnica di lavorazione degli argentidal XVI secolo non presenta variazioni sostanziali fino all’800.I principali sistemi adoperati di fusione e sbalzo, sono entrambipresenti in quasi tutti gli oggetti, sia di uso sacro che profano.Particolare rilievo, contro le frodi persistenti nonostante leleggi, è la figura del “saggiatore”, a Napoli detto scagliatore edin seguito toccatore, che nel sistema corporativo ricevevanomina e paga dai Consoli dell’Arte sotto il controllo delRegio Delegato.Vanta il Seicento una rosa di argentieri per tradizioni familiaridi grande prestigio: i Maiorino, i Porzio, i Treglia, gliAvitabile, i Buonacquisto, i Carpentieri, i d’Aula, i Guariniello,tutti giunti al culmine della loro carriera dopo lunghi anni diapprendistato nelle botteghe dei loro avi, per essere “matricolati”maestri dopo una difficile prova svolta alla presenza deiconsoli. Erano costoro provetti argentieri che annualmentevenivano eletti in numero di quattro, due per l’oro e due perl’argento. La carica consolare rappresentava la massima aspirazioneper gli argentieri ma non di rado suscitava nel ceto gelosiedi mestiere per cui gli eletti furono talvolta accusati di favoritismie abusi nei confronti dei maestri.Per la maggior parte del XVII secolo resteranno ancora invigore gli statuti dell’età angioina, riveduti e ampliati, nel1505, da Ferdinando il Cattolico e da successive varianti discarso rilievo.Fin dalla metà del Seicento l’impegno dell’argento interessònon solo gli oggetti di uso domestico ma anche e soprattuttoogni aspetto dell’ostentazione pubblica e privata. Di frequenteadoperato per decorare gli apparati festivi, il prezioso metalloebbe con l’oro un posto rilevante nell’ornamentazione personale:fibbie, bottoni, spadini, pomi, di bastoni e monili vari.L’argento venne impiegato anche per manigliere, decorazionidi mobili (quando questi non furono completamente d’argento),guarnizioni di carrozze e calessi, ai quali vanno aggiuntioggetti curiosi, come fontane, canestri, giare, boccali, cioccolatiere,forme animali di notevoli dimensioni ed armi. Le fontisono ricche di nomi di committenti e di artigiani. Arricchivanole mense eleganti “bacili per zuppe e verdure, dalla forma digrosse conchiglie, come l’esemplare realizzato nel 1698 daMarcantonio de Benedetto, esposto alla mostra napoletana delSeicento. Molte splendide opere di argenteria sacra purtropposono andate disperse ma la perdita di quelle profane è di incalcolabileentità, perché ad essa contribuirono, oltre ai motiviaccennati e a quelli di cui in seguito diremo, la superficialitàdella moda e la facilità dell’immediato recupero del denarocorrispondente al loro valore intrinseco.Vero è che in occasione del drammatico evento della pestedel 1656, non poca argenteria di uso domestico era stata convertitaper voto in arredi per culto e statue devozionali. Si devesoprattutto al comportamento religioso del popolo, ancorabasato sul “devozionismo”, al rafforzarsi del già consistentepotere delle classi dominanti, al proliferare di nuove chiese econventi, il cui numero ammontava a circa cinquecento, ed allefrequenti disposizioni testamentarie, l’enorme richiesta di statuee paliotti che tra Seicento e Settecento, avrebbe intensificatoi rapporti di collaborazione tra i massimi artisti del tempo ele più prestigiose officine per la lavorazione dell’argento.Nonostante la dispersione degli oggetti esiste una testimonianzagrafica della varietà degli arredi sacri e profani, nellediciotto acqueforti firmate dall’argentiere Orazio Scoppa tra il1642 e il 1643, illustrate nel catalogo della mostra napoletanadel Seicento: esse documentano tendenze formali ancora legatead un linguaggio essenzialmente di maniera per l’estrema raffinatezzae il virtuosismo grafico.Sul finire del secolo l’argenteria a Napoli assume un verovalore artistico per la produzione di un notevole numero di statuesacre, fortunatamente giunte fino a noi. Non è il caso dicitare nomi di orafi e committenti, perché risulterebbe un noiosoelenco. Tra i vari artigiani presenti nel Borgo, si consolida lafigura di un vero artista, che sulle orme del Fanzago, in cittàcarpisce l’ammirazione e la fiducia del Clero e degli Aristocratici:Lorenzo Vaccaro.Lorenzo Vaccaro è più conosciuto dalle cronache come scultoree pittore ma la prima notizia documentata sulla sua attivitàdi argentiere è relativa ad una commessa del 1679 che lo impegnaad eseguire la statua di San Filippo Neri per il Tesoro dellaSanta Casa dell’Annunziata. L’artista aveva allora solo ventiseianni. Ma il grande prestigio che egli seppe conquistarsi comemaestro della nobile arte si evince dall’incarico dei deputatidella Cappella del Tesoro di San Gennaro, del 1692, per la realizzazionedel paliotto dell’altare che Vaccaro ricusò per ilprezzo offerto; incarico che passò al noto Gian DomenicoVinaccia. Al di là della preparazione pura e semplice deimodelli in creta, l’artista si servì della collaborazione di maestriargentieri, soprattutto per quei lavori che esigevano, in tuttoo in parte, tecniche e attrezzature squisitamente specialistichedell’arte orafa.L’opera in argento più importante di Lorenzo è senza dubbiorappresentata dalle Quattro parti del Mondo, quattro statue chesormontano il globo terrestre e che rappresentano i quattro continenti.I gruppi scultorei, trasferiti fin dal 1695 nella Cattedraledi Toledo, sono sorretti da spiritosi supporti fogliacei in metalloche si alternano ad elementi curvilinei, dove primeggiano lepregevoli figure umane simboliche modellate col tipico dinamismoellittico berniniano. Le Quattro parti del Mondo possonoannoverarsi fra gli esemplari più significativi della grandeargenteria civile napoletana di età barocca, che attesta quantola produzione locale condizionasse il gusto della Corte spagnola.Il Vaccaro fu uno dei pochissimi scultori napoletani dell’etàbarocca ad aver creato una vera e propria scuola con moltivalenti allievi i quali, a cominciare dal figlio Domenico Antonio,espresserro il meglio della scultura e dell’arte argentariaa Napoli nella prima metà del Settecento. 
Pietro Fiera. Servizio da viaggio di fine XVII secolo, costituito da una scodella, un portacandele e sei posate, tuttora custodito nell’astuccio originale.
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