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L'arte orafa
La "Nobile Arte degli orefici" fu una delle prime corporazioni a costituirsi a Napoli. Alcuni storici ritengono che gli orefici napoletani debbano avere ricevuto un proprio statuto da Carlo II d'Angiò.
Una funzione della Corporazione degli orefici napoletani fu quella della previdenza, che, configuratasi inizialmente come un tipo di beneficenza a discrezione, passò ad assumere, nel XVI secolo, la consistenza di una vera organizzazione assistenziale.
Nel 1559 un congresso di maestri decise di erigere il Monte di Gesù, istituzione che doveva provvedere agli artigiani poveri e bisognosi, mentre le figliole vergini e orfane di padre, dovevano essere chiuse nel Conservatoria delle Vergini di S. Eligio, o in altro conservatorio che la stessa corporazione degli orefici avrebbe eretto, in un prossimo futuro.
Il re Carlo di Borbone attuò delle importanti riforme per favorire la ripresa del settore, che appariva in declino,incoraggiando lo sviluppo delle manifatture e dando un notevole impulso alle cosiddette arti minori.
La ripresa del settore fu però interrotta dal terremoto che colpì nel 1783 la Calabria Ultra, inducendo Ferdinando IV a confiscare tutti gli argenti dei religiosi.
Nel Regno di Napoli, nel 1750, si assiste all'affermazione dell'argento lavorato. I principali fattori che determinano questo sviluppo sono l'influsso del costume spagnolesco, e la nuova classe borghese, orientata verso l'argento per la qualità stessa del prezioso metallo, adattabile ad ogni moda e, in caso di necessità, rapidamente trasformabile in danaro.

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