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Titolo: L’Età dell’Oro Sottotitolo: I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici Autore: Nicoletta D’Arbitrio Editore: Artemisia Comunicazione Codice ISBN: 88 - 901834 - 4 - 6 208261 Formato: 24,5x28 Rilegatura: Cucito e brossurato Copertina: Plastificata con risguardi Foliazione: 224 (di cui 48 pp in quadricromia) Prezzo: euro 35,00 
L’ETÀ DELL’ORO I maestri dell’arte orafa del Regno di Napoli. Il Borgo Orefici La città di Napoli è stata nei secoli terreno fertile e ricco per la creazione di produzioni artistichee artigianali, dal 1300 nel quartiere del borgo orefici vengono tramandate di generazionein generazione, le conoscenze delle tecniche di lavorazione, vero e proprio patrimonio culturaleda preservare al fine di ricostituire l’identità storica dell’artigianato locale.Il volume “L’Età dell’oro”, offre per la prima volta un vasto panorama dell’Arte orafa del Regnodi Napoli, a partire dal XIV secolo, attraverso un complesso ed inedito repertorio documentario.Trattando argomenti di notevole interesse dalla descrizione delle caratteristiche dei luoghi ovegli artefici stabilirono le loro botteghe, la proprietà delle stesse ed il costo, le leggi che regolavanol’arte, la formazione professionale. Un exursus storico sull’evoluzione dell’arte orafa e delle tecnichedi lavorazione dal XIV secolo fino al XIX secolo, identificando le personalità degli Arteficiche lavoravano per la classe elitaria e le loro creazioni.Questo volume costituisce per noi un fondamentale contributo per la salvaguardia e la conservazionedel nostro patrimonio. Ed è proprio questo patrimonio ad essere il nutrimento principaleper consentire la realizzazione concreta del riconoscimento dell’identità storica e artistica delnostro artigianato.Roberto de Laurentiispresidente Consorio Antico Borgo Orefici Il Consorzio Antico Borgo Orefici nasce nell’aprile del 2000, grazie ad un’idea progetto diartigiani e commercianti operanti nella zona del centro storico denominata “BorgoOrefici”,un dedalo di vicoli e piazzette che pulsa operoso nel cuore di Napoli.Attraverso una serie di iniziative, il Consorzio si pone come obiettivo la promozione dellatradizione orafa napoletana, la riqualificazione urbanistica, il rilancio commerciale dell’areae la sua apertura ad una costante fruizione turistica, collaborando alla riuscita di un globaleprogetto di valorizzazione della città di Napoli.Il Consorzio intende promuovere il Borgo Orefici quale porta d’ingresso al centro antico diNapoli, attraverso la creazione di circuiti turistico-culturali tematici ed iniziative di promozionedei prodotti dell’artigianato artistico, che ha avuto a Napoli, dal tredicesimo secolo in poi, unodei centri di più elevata qualità per la lavorazione dei metalli e delle pietre preziose.Oggi il Consorzio raggruppa circa cento aziende che operano nel solco tracciato dalla tradizioneorafa napoletana. CONSIGLIO DIRETTIVORoberto de Laurentiis PRESIDENTEAntonio CanzanoDino CostaCarmen De MarcoRaffaele FuscoMaurizio MandileGerardo MarchetielloLucio MontiGiovanni PaganoGennaro PalmieriCarlo Torsi Sommario Le Arti della Città pag. 13 Le Gioje pag. 29 Gli apparati vestimentari delle Corti di Antico Regime pag. 35I Borbone di Napoli pag. 39 Gli abiti ed i gioielli della Corte di Napoli pag. 43 Il Guardaroba della ReginaMaria Carolina pag. 49 I gioielli della ReginaMaria Carolina pag. 55 Il guardaroba e le “Galanterie” di Ferdinando IV di Borbone pag. 59 La Fabbrica di coralli di Paolo Bartolomeo Martin pag. 63 Gli abiti ed i gioielli negli anni della restaurazione pag. 67 Le gale, gli abiti, i gioielli della Corte di Napoli pag. 71 Le Manifatture del Regno - Gli artefici pag. 75 Apparato fotografico pag. 79 Fonti documentarie pag. 129 Bibliografia pag. 220 Intenti a promuovere le arti ed il commercio, sorgenti inesauste della felicità di ogni Stato,abbiam sempre riguardato con particolare cura la Nobil’Arte degli Orefici, come quella, che alimentauno dei principali rami dell’intero commercio. (…)Regal Dispaccio di Ferdinando IV, MDCCXCVIII. Nel mese di Maggio del 1798 Ferdinando IV di Borbone , con RealDispaccio, nel riconfermarele Capitolazioni approvate nel 1710 per regolare l’attività degli Orefici e degliArgentieri del Regno, riconosce il fondamentale contributo che l’arte orafa apportava allaeconomia del Regno. Arte preziosa che nel modellare materiali nobili come l’oro e l’argento,crea manufatti altamente rappresentativi e come sostiene il sovrano: dal lusso rendutatanto necessaria.I manifatturieri napoletani avevano chiesto nel 1735 a Carlo di Borbone rappresentantesupremodel nuovo regime, di intervenire fattivamente in favore delle produzioni delRegno, manifestando anche la sua preferenza per i manufatti napoletani, inducendo laCorte a fare altrettanto: “come hanno fatto tutti i Principi, che hanno voluto introdurre, edaccrescere le manifatture dei loro Stati”. Questo principio fondamentale era già stato adottatonella seconda metà del secolo XV da Ferrante d’Aragona, durante gli anni del suoRegno.Ma questo non fu il solo accorgimento adottato dalla nuova dinastia Borbone, checome i sovrani Aragonesi caratterizzarono i loro interventi per favorire lo sviluppo delle Artie delle Manifatture con opere sostanziali che previdero la creazione di grandi Laboratori edi Fabbriche, a cui fu affidato il compito di essere portatori di nuovimodelli produttivi.Nelperseguire questo intento, diverse attività artigianali furono trasferite negli ultimi decennidel secolo XVIII, fuori le mura dell’antica città di Napoli, dove le condizioni per il loro sviluppofurono considerate più favorevoli. L’arte orafa invece rimase legata al “Borgo”, situatonel cuore del quartiere Pendino, dove, come attestano documenti relativi a lasciti testa mentari, già nel XIV secolo, si era già radicata e caratterizzava il luogo che era già diffusamenteconosciuto come “Borgo Orefici”. Infatti alcuni testamenti rogati nel XIV secoloidentificano le proprietà oggetto dei lasciti, come “Botteghe agli Orefici”, ci indicano: ilnome degli artefici che occupavano le Botteghe, il costo dei fitti, ed i confini delle Botteghe:situate nella “Strada degl’Orefici dalla parte della Loggia di Genua”, altre sempre nella“Strada degli Orefici dalla parte del Supportino del pane”, ed ancora altre botteghe ubicatenella “strada detta Strettola”, e nella “strada Scalesia”.La spontanea scelta degli orefici di svolgere la loro attività nel “Borgo”, nel tempo attraversòalterni momenti, legati a diverse concezioni di sviluppo dei Governi che si succederannonella guida della Città. Il Viceré Marchese del Carpio con la prammatica del 10dicembre 1683 ratificò la presenza degli orefici nel Borgo e regolamentò l’attività circoscrivendolaobbligatoriamente nei limiti del Borgo. Anche Carlo di Borbone con un RealDispaccio nel maggio del 1755, richiamò gli orefici al rispetto dei confini stabiliti entro cuidovevano esercitare l’arte, ma in realtà nulla di concreto fu fatto per obbligare realmente gliorefici a rispettare i confini, probabilmente per non reprimere lo sviluppo dell’arte.Diversamente Ferdinando di Borbone, più volte richiamò gli orefici a rispettare quanto erastato deciso nel decreto del 1755. Il sovrano il 31 agosto del 1783 e il 29 maggio 1798 rinnovò“l’obbligo di non tener Botteghe fuori” dei confini del Borgo, probabilmente l’intentodel sovrano era quello di evitare la dispersione dell’attività e quindi di consolidare il legameche l’arte orafa napoletana aveva con il luogo simbiotico ove nel tempo si era sviluppata,ed aveva trovato le ragioni per radicarsi e confrontarsi con la realtà economica e culturaledella Città.I piani per promuovere le produzioni del Regno promosso dai sovrani Borbone, comeabbiamo già affermato, si espresse operativamente attraverso la creazione di fabbriche - originalimodelli produttivi - che furono ospitati in edifici altamente rappresentativi appositamenteprogettati e realizzati, come il Reale Albergo dei Poveri di Napoli e la Reale Fabbricadelle Sete di San Leucio, che con la loro presenza dovevano segnare fortemente il territorio,e simbolicamente rappresentare la politica di rinnovamento messo in atto dalla nuova dinastia.Diverse attività furono trasferite fuori dellemura dell’anticaCittà, in zone “fuori dazio”;in particolare la lavorazione dei filati, quella dei tessuti e le tintorie. L’attività orafa fu invecelegata con provvedimenti specifici, decretati da Ferdinando IV di Borbone che vollemantenere le botteghe dell’arte orafa nel suo territorio d’origine, riconoscendone la valenzacaratterizzante che doveva essere salvaguardata.Ferdinando IV durante il suo Regno attuò numerose iniziative per favorire il progresso dell’arte orafa, e delle arti ad essa legate, autorizzando l’apertura di scuole e laboratori, chedovevano operare sotto la protezione ed il controllo dello Stato, per assolvere al compito dicreare nuovi artefici, esperti anche nell’arte dell’incisione.La documentazione archivistica acquisita durante la ricerca compiuta nell’ArchivioStorico di Napoli, ha costituito una preziosa fonte per acquisire dati e testimonianze ineditesullamoda in voga alla Corte diNapoli, sugli artieri impegnati nel crearemanufatti unicidestinati ai sovrani.Le “Note” di consegna, dei vari generi compilate dai manifatturieri: Orefici, Argentieri,Tessitori, indicano le denominazioni dei vari manufatti in uso nel Regno.La tipologia dei gioielli è riscontrabile negli inventari e nelle note allegate ai testamenti dellaelite del Regno, che documentano la notevole quantità di capi pregati che arricchivano i“guardaroba”, composti da abiti confezionati con stoffe tessute con fili d’oro e fili d’argento,accompagnati da “gioje” caratterizzate da piogge di diamanti. I preziosi oggetti concepiticome “finimento” dell’abbigliamento, di norma erano caratterizzati da un unico disegnoarmonico, per essere indossati come completo e per questo erano anche definiti “concerto”.L’Oro, i metalli preziosi, la loro lavorazione, sono il filo conduttore di questo studio chesi propone di ripercorrere attraverso un vasto repertorio documentario, in gran parte inedito,la storia dell’Arte Orafa del nostro territorio, del “Borgo” e dei suoi Orefici.I dati acquisiti durante la ricerca documentaria hanno inequivocabilmente evidenziato lepeculiarità dei manufatti di moda creati nel Regno resi sempre più riconoscibili nel secoloXIX dall’uso originale di materiali offerti dal territorio, come le pietre vesuviane, le pietrelaviche, i coralli, le conchiglie, che erano adoperati per creare cammei di mirabile fattura,impreziositi da corolle di brillanti e di perle.Il repertorio documentario ha inoltre evidenziato la vastità delle attività legate all’arte dell’oreficeria,ed ha posto in luce le personalità degli artefici: degli orafi, degli argentieri, deibattiloro, degli incisori e dei gioiellieri, che con la loro operosa creatività hanno contribuitoad accrescere nel mondo il prestigio dell’arte orafa della città di Napoli e dei suoi dintorni,ideando oggetti unici marcati indelebilmente con la simbolica “N”che insieme alla figuradi “Partenope” distingueva i manufatti del Regno.Questo studio vuole essere un contributo fattivo per consolidare il legame dell’arte orafa,che ancora viene svolta nel “Borgo Orefici”, con l’antica tradizione che si è distinta per lacreazione di oggetti d’arte, incomparabili per la esecuzione e la originalità delle forme ideateper una comittenza regale.Nicoletta D’Arbitrio
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