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Lo sviluppo del Medio Evo
La città nell’Alto Medio Evo
A partire dalla fine del IV sec. d.C., furono tre gli eventi decisiviche impressero un’impronta dolorosa e convulsa alla storia diNapoli nell’Alto Medio Evo.Il primo fu la divisione dell’Impero Romano in due tronconiben distinti: quello d’Occidente e quello d’Oriente. La nostracittà, per la sua collocazione geografica, fu assegnata alla sfera diinfluenza occidentale, ma ben presto fu oggetto della cupidigia diBisanzio, che più tardi la conquistò e vi pose il proprio dominio.Il secondo fu l’inizio delle invasioni barbariche con la venutadei Vandali, dal mare e dei Goti, via terra.Il terzo fu la fine dell’Impero Romano di Occidente.Assuefatti da lungo tempo alla pace, sui poveri Napoletani siabbatterono un turbine di avvenimenti guerreschi che li costrinsea riappropriarsi sveltamente delle armi. Ci vollero venticinqueanni di continue lotte, a partire dal 536 d.C., contro i barbari, iBizantini, i Longobardi per poter raggiungere una stabilità politicacon la nomina, da parte dell’Imperatore d’Oriente del I Ducanapoletano nella persona di Basilio. Da quel momento Napoli,pur dipendendo formalmente da Bisanzio, dispose di un governopraticamente libero. - Michelangelo Schipa scrive: ”Il Ducato diNapoli, nato come rocca contro la barbarie, rocca rimase tutta lavita: contro le barbarie dei Longobardi prima, poi contro quantialtri ebbero dominio nella penisola.” -Dal 661 d.C. al 1137 d.C., di invasori se ne videro molti. -Come attesta Gino Doria: “questa città, ove si abbattè fin sotto lemura la cupidigia di pontefici, di principi longobardi, di imperatoribizantini, di corsari saraceni, si mantiene miracolosamentecome incrollabile rocca di libertà e indipendenza”. -

 

 “Napoli”G. Ballino, 1569

In questo periodo l’oreficeria muta notevolmente e si adeguaagli usi bizantini, alla nuova religione cattolica e alle influenzeestetiche delle genti germaniche. Alcuni esempi di questa “nuovamoda” si possono osservare nei mosaici e negli affreschi dellacappella paleocristiana (vedi Duomo) che ripetono le tradizionidel gusto ravennate.Il Ducato trovava la sua stabilità sulla codificata articolazionedi quattro ceti sociali: il clero; il ceto aristocratico; il ceto mediano,composto da militari, burocrati, mercanti e artigiani; la plebe,composta da contadini, pescatori e servi. Il quadro dei produttori,dei committenti e degli estimatori dell’oreficeria dell’epoca ècompleto. La Chiesa comincia a divenire, con gli Aristocratici, lamaggiore committenza ed utenza degli artigiani napoletani, iquali, a fasi alterne, dovute alle vicende belliche, produconogioielli, accessori ed arredi di notevole pregio e fattura, arricchiteda pietre preziose, tra le quali si affaccia anche il corallo. È questoil periodo in cui iniziano a comparire influenze arabe dovutealla dominazione in Sicilia, da una parte e alle scorrerie Saraceneche infestavano i mari. Influenze ben visibili in gioielli del primo‘900 e anche oggi in alcuni orecchini, spille e bracciali espostinelle vetrine delle botteghe del Borgo.

Dal dominio dei Normanni alla ventata “nordica” degli SveviVenuti in Italia a piccoli gruppi, i Normanni non gradirono ilruolo di “mercenari”, a loro assegnato in quanto prezzolati percombattere, ma pretesero in cambio dei loro servigi, terre, titoli epotere da trasferire ai propri discendenti. Essi con grande abilitàcrearono le premesse politiche e militari per riuscire a scacciaregli Arabi dalla Sicilia, lì insediati da due secoli.Ruggero II d’Altavilla, fattosi proclamare “Re di Sicilia ed’Italia” dall’Antipapa Anacleto II dopo un quinquennio diavverse vicende fu accettato a malincuore dai Napoletani comeloro re e signore nel 1137. I Normanni, regnarono nel Sud ed inSicilia per circa sessanta anni, quando nel 1194, morto il famosoTancredi, Guglielmo III, suo successore, poco più che fanciullonon riuscì ad impedire che il Mezzogiorno passasse nelle manidegli Svevi. Il primo re svevo del Sud Italia fu Enrico IV chelasciò in eredità il trono a Federico, suo diretto erede.Federico II, perché nella sua stirpe ci fu un predecessore, ilfamoso Federico Barbarossa, da molti considerato il più grandemonarca che si sia mai assiso su un trono d’Europa, fu uomo divasta cultura che seppe creare un potere centrale forte e antifeudalecon criteri sorprendentemente moderni riguardo al fisco, aldenaro, al commercio e alle attività economiche per combatterel’usura e le speculazioni. A lui si deve una costituzione, probabilmenteprecedente al 1231, con la quale Federico II stabiliva -“l’obbligo per gli orafi e gli argentieri di avvertire i clienti dellaqualità della mercanzia e veniva imposto il divieto di lavorarel’oro inferiore ad un valore di otto once d’oro puro per libbra el’argento per meno di 11 once di argento puro per libbra” -. Nellefonti con lui, per la prima volta troviamo le testimonianze scrittedi norme rivolte agli orafi artigiani.Ormai il “borgo” degli orefici, nel quartiere Pendino, dai vicoliaffollati, brulicanti di voci, tintinnii di metalli cesellati o battuti,di forti odori provenienti dal frenetico lavoro di artigiani esperti,seguiti da apprendisti e garzoni di bottega, rappresenta una realtàd’impresa nascente che si và sempre più affermando in una cittàche si avvia verso una nuova dominazione, quella francese chesegna un nuovo gusto ed una nuova tendenza stilistica.

La monarchia dei “d’Angiò”
Sarebbe troppo dispersivo per il nostro discorso soffermarci sututte le complesse vicende intercorse nel tormentato passaggiodagli Svevi agli Angioini. Ci limiteremo a considerare che dopola morte di Federico II di Svevia avvenuta nel febbraio del 1250,il papa Innocenzo IV provò a tessere una serie di intese, con loscopo di portare nel Regno meridionale un sovrano meno ostilealla Chiesa. Il papa riuscì a convincere tra i monarchi d’Europa,l’ambizioso ed audace Carlo d’Angiò, fratello del re di Francia,Luigi IX. Carlo, dopo la vittoria a Benevento, su Manfredi, entròtrionfante a Napoli nel marzo del 1266. L’ingresso del sovrano edelle sue truppe in città fu solenne e magnifico, e fu una delleprime manifestazioni regali vissute dai napoletani, i quali nonavevano mai ospitato una “corte”.La dominazione francese segnò un periodo espansionistico perla demografia, l’economia, la cultura in genere e l’arte. La città,che assumeva un assetto urbano più razionale, ampliata nellemura di cinta, fu arricchita di chiese, palazzi e riorganizzata giuridicamente.Napoli fu articolata in Sedili, vale a dire in organismipreposti ai più disparati compiti amministrativi e politici,presieduti da un capitano e da un Consiglio. In una prima fasei Sedili furono cinque: Capuana, Montagna, Nilo, Porto ePortanuova, ai quali si aggiunse successivamente il Sedile delPopolo.La legislazione che regolava i commerci era abbastanza favorevole.Già dalla fine del XIII secolo abbiamo attestazioni ditimidi tentativi di organizzazione in corporazioni. È il caso degliorefici, che si diedero un’organizzazione al tempo di Carlo I,quando ebbero la maggior parte delle loro botteghe nei pressidella Chiesa di Sant’Eligio, loro protettore; alla fine del XIVsecolo nei pressi della Chiesa viene attestata senz’altro una “rugade aurificis”. Fu al tempo della Regina Giovanna I, come affermaG. Monti che “ tali associazioni si diffusero e ricevettero un riconoscimentogiuridico formale, sì che può parlarsi da allora nelMezzogiorno d’Italia di un vero e proprio diritto corporativo”.

 

 

 

 

 

 

 

“Adorazione dei Magi” part. - Ignoto 1447
Chiesa
del Carmine maggiore
Napoli

 

Altra particolarità della Napoli angioina erano le Logge, localidotati di portico pubblico, insiti prevalentemente fra S. Maria laNova e il Sedile del Porto, che ospitavano i cospicui nuclei dimercanti stranieri insediati in città. Alle comunità dei Genovesi ePisani, già residenti da qualche secolo, si aggiunsero quelle deiProvenzali, dei Marsigliesi, dei Catalani, dei Fiorentini e deiFiamminghi che avviarono la città verso quella immagine“cosmopolita” che assumerà più tardi, onorando la qualità digrande città di mare. Al seguito di regine e monarchi la cittàvenne popolata da Greci, Ungheresi e Magiari, che influirono congusti orientali e germanici sulle produzioni artigiane. L’oreficeriaassume un’importanza determinante per sancire lo “status”dell’Aristocrazia e dei ceti privilegiati ma fu sempre il Clero adavere il predominio della committenza. Si apprende dalle fontiche tra il 1304 e il 1306 i maestri orefici transalpini furono autoridell’unica opera d’arte in argento pervenutaci, cioè il busto reliquiariodi San Gennaro, santo patrono cittadino che ancora oggisi può ammirare nella Cappella del Duomo a Lui dedicata.La Scuola Francese durò fino al tempo di Giovanna I, quandosi impose una Scuola di orafi locali. Il Borgo Orefici assurgeall’attenzione dei biografi dell’epoca e compaiono i primi punzoni,con i nomi degli artigiani più insigni.È Roberto d’Angiò, detto il Saggio, da considerare il sovranopiù prestigioso che si sia assiso sul trono partenopeo dopoFederico II. Fu amante delle lettere e delle arti e creò un climaintellettualmente stimolante che orientò verso Napoli le piùsignificative espressioni della cultura italiana del tempo. Eglistesso volle l’edificazione della chiesa di Santa Chiara per contenerele tombe dei Re di Napoli. Da Boccaccio a Petrarca, daGiotto a Simone Martini, allo scultore Tino da Camaino, la cittàfu arricchita da edifici, chiese gotiche, monumenti, affreschi, statueche ancora oggi sono meta di turisti e studiosi.Lo sviluppo della scrittura fece sorgere nel Centro Antico, unnotevole numero di botteghe librarie e si andò affermando ilgusto delle miniature e della preziosa rilegatura. Fu compitodegli orafi locali di impreziosire con piastre di oro o argento,arricchite di pietre pregiate, le fodere di Evangeliari, Messari,Codici e volumi universitari commessi oltrecchè dal Clero e daiNobili, anche da professori universitari. Naturalmente, a modellodei Provenzali, si sviluppò in questo periodo il gusto delle tavoletteeburnee, che a Napoli furono affiancate dell’uso sapientedei coralli. Con la morte di Roberto cominciò per la dinastia unaserie di grossi guai. Gli successe la nipote Giovanna I, che fu laprima donna a cingere la corona del regno destinata a soggiacereagli intrighi e all’avidità dei parenti, cortigiani e mariti.Tragica fu la fine di Giovanna, che lasciò il trono ed il Sudnelle mani del dominio dei Durazzo, dinastia che portarono lacittà verso il declino. Da Carlo a Ladislao a Giovanna II le storiedi intrighi, omicidi, attentati e disgrazie riempiono pagine di storiache portano Napoli verso la fine del XV secolo e verso lasplendida epoca della dominazione Aragonese.

 

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