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La reazione del lusso in tempi di crisi, pochi i danni. Lo confermano studi recenti di alcuni analisti della Deutsche Bank: “è il settore che resiste meglio di altri nelle fasi di rallentamento dell’economia”. Merito della fascia particolarmente alta di consumatori a cui si rivolge. In tempi così difficili, dopo un Natale magro, che ha costretto molte griffe ad anticipare gli sconti, le vendite degli orafi si manifestano stabili rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Acquisti concentrati nella fascia più alta per il comparto della gioielleria, e nell’orologeria di alta gamma. Un vero e proprio boom per le produzioni realizzate su richiesta del cliente o con la sua diretta collaborazione. Dalle analisi delle Federazioni aderenti a Confcommercio sui consumi durante le feste natalizie, confermate le previsioni che ne smentiscono il crollo, annunciato da più parti. Di certo la domanda interna, segnata dalla crisi, resta debole. L’ultimo rapporto degli analisti di Deutsche Bank, a fine anno, consiglia cautela: per il 2009 si attende un calo della domanda del 10%, con una diminuzione degli utili intorno al 17%; solo nel 2010 si assisterà ad un miglioramento del trend di vendite. Tra le eccezioni, Hermès, unico titolo europeo del lusso a registrare un rialzo a fine 2008 con vendite raddoppiate e un fatturato cresciuto del 9,7%, seguito dal nostrano Geox con il 15% di crescita, secondo l’analisi di Pambianco Strategie di Impresa. Per gli esperti della banca tedesca l’attuale carenza di liquidità ostacola le aziende del settore, lasciando sopravvivere solo gruppi che hanno bilanci solidi, una storia ed una tradizione alle spalle: è il caso, per esempio, delle svizzere Richemont e Swatch. Più pessimista Simone Ragazzi, analista di Centrobanca, che per il prossimo anno azzarda una previsione di “crescita molto ridotta dei fatturati, se non una contrazione”. Ha tentato di reagire alla crisi il gruppo Forall, produttore del marchio di moda maschile Pal Zileri, aprendo il proprio capitale sociale alla multinazionale egiziana Arafa Holding e prevedendo, a conti ultimati, di chiudere il 2008 con un incremento del 6-8% rispetto all’anno precedente. A difendere i consumi d’alta gamma ancora una volta i Paesi emergenti - Russia, Cina, India – il cui plusvalore ha consentito alle azioni del lusso di limitare le perdite rispetto al resto del mercato. Già da statistiche del 2007 si evince che alla realizzazione del Pil mondiale hanno contribuito in buona sostanza proprio quei Paesi, insieme al Giappone. Ciò conferma che il baricentro della produzione si è progressivamente spostato da Ovest ad Est. Proprio in Asia sono concentrati i nuovi e promettenti clienti del Made in Italy e dei prodotti di lusso in particolare. Al di là di tali osservazioni sul rapporto con l’estero, l’attesa è di un anno molto duro. «Sono pochissime le aziende quotate ad aver fornito indicazioni precise o previsioni per il 2009 in termini di fatturato e utili – ricorda l’analista Pambianco -. Almeno fino alla prossima estate, quindi, si navigherà a vista nei mercati, sperando che tutte le iniziative prese a livello internazionale dalle istituzioni finanziarie possano dare buoni risultati, e che la situazione dei crediti e dei consumi quantomeno non peggiori ulteriormente». E conclude fiducioso: «non appena si potrà intravedere la ripresa ci sarà molto spazio di risalita».
Fonte: www.preziosamagazine.com |