La decisione di Carlo I d’Angiò, dopo la conquista del trono nel 1266, di spostare la capitale del Regno da Palermo a Napoli, segnò un mutamento decisivo nell’assetto della città, che divenne il centro della vita economica, culturale e politico-amministrativa del Mezzogiorno d’Italia. La zona costiera era stata scelta già tra il IX e il XI secolo come sede di attività artigianali e manifatturiere, che tra il XII e il XIII si rinnovarono e si specializzarono. La costruzione del nuovo porto aumentò le possibilità di scambi e di commercio. (1) L’ampio territorio definito Loco Moricini era stato scelto da molti operatori come luogo ideale ove radicare nuove attività produttive. Tra questi i mercanti toscani, che avevano finanziato l’impresa di Carlo I, ed i mercanti genovesi, che nel tempo avevano costituito una comunità coesa, fortemente conformata agli archetipi della società meridionale. Il Loco Moricini comprendeva una vasta area situata fuori la cinta muraria medievale del XI secolo, dove si levavano pregevoli edifici religiosi come il suggestivo complesso religioso di San Giovanni a Mare e l’antica chiesa di San Michele Arcangelo all’Arena. La creazione nel “Campo del Moricino” del “Mercato Novo”, spazio vocato agli scambi e al pubblico mercato (1270-1302), spostò definitivamente verso est, lungo la riva del mare, l’attività economica che precedentemente veniva svolta nella piazza di San Lorenzo. Il nuovo Borgo del Moricino fuori la porta omonima che andò a configurarsi divenne rapidamente uno dei centri più attivi d’Europa. La nuova area mercantile, fu contrassegnata dalla lunga struttura delle Logge dei Mercanti. Le Logge erano scandite dai porticati dove i commercianti si incontravano con i compratori per concludere le vendite. Nel XIV secolo si era già radicata nell’area la presenza organizzata di numerosi mercanti e artigiani che nel 1347, con il riconoscimento nel Regno delle Corporazioni dell’Arte, avevano consolidato il loro potere. Risale proprio ai primi decenni del secolo XIV - presumibilmente nel terzo decennio - l’apertura nel Borgo del Moricino della manifattura di stoffe del fiorentino Domenico del Carretto che probabilmente era ubicata tra la Loggia dei Genovesi e il Mercato. Confluivano nello spazio del “Mercato Novo” per essere commercializzate anche le materie prime prodotte nei dintorni della città. Questa funzione centrica rimase sostanziale anche nel secolo XVII. Una preziosa testimonianza in merito ci viene data da un documento del 1690 riguardante una richiesta formulata dal Governatore del Monastero di San Severino e Sossio, al governo vicereale. Il Governatore domandava che gli venissero concessi “i proventi provenienti dal passaggio per Porta Reale, per la strada di Toledo dei carri che trasportavano “i canapi e i lini” provenienti dai casali di Agnano, diretti al “Mercato Novo”. (2) La funzione mercantile di tutta la “città bassa” si coniugava con le attività dei vari settori artigianali concentrate nella zona orientale del Porto, che avevano qualificato tipologicamente il luogo. Le antiche denominazioni sono ancora in uso attualmente rivelano la presenza dei manifatturieri, e la varietà delle attività in particolare degli: orefici, argentieri, battiloro, tintori, drappieri etc…. che si erano radicate e sviluppate tra il porto e la piazza del Mercato.
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