|
L’antico centro di Napoli conserva ancora le testimonianze della operosa presenza degli artefici, che con la loro attività hanno caratterizzato per secoli le piazze e le strade e le piazze. In particolare una vasta area ancora oggi è contraddistinta dalla presenza dei maestri dell’arte orafa, questi si erano già organizzati nel periodo angioino e con il contributo degli artisti francesi, avevano acquisito un notevole livello qualitativo, che rimane il segno distintivo della loro maestria. L’Arte orafa aveva ricevuto i primi riconoscimenti da Federico II, probabilmente nel terzo decennio del secolo XIII, insieme alla ratificazione di fondamentali norme, con cui si intendeva determinare e garantire la qualità dei manufatti. I provvedimenti del sovrano stabilirono di fatto l’obbligo ai maestri dell’arte di esplicitare la qualità dei loro manufatti che doveva essere per l’oro non inferiore ad un valore di otto once d’oro puro per libbra e l’argento non meno di undici once d’argento puro per libbra. A Carlo II d’Angiò, incoronato dopo la morte di Carlo I (1306), si deve il primo statuto corporativo per gli orefici e l’obbligo del punzone, che doveva garantire la qualità dei lavori ed il titolo dell’oro e dell’argento. La Regina Giovanna I nel 1380 ufficializzò le associazioni che spontaneamente si erano formate per curare gli interessi delle arti. Un documento del 1397 riporta che “La ruga de aurificis prope Scalisiam” era situata nei pressi della chiesa di Sant’Eligio protettore degli orefici. Le testimonianze archivistiche confermano che nel XIV secolo numerosi orefici si erano insediati nei luoghi che ancora oggi occupano, che i documenti citano come: Strada degli Orefici. Le botteghe, di proprietà delle nobili famiglie e degli istituti religiosi, erano concesse agli artefici con contratti di affitto che venivano rinnovati alla scadenza di generazione in generazione. I documenti svelano l’identità di alcuni artefici che nel XIV avevano stabilito la loro attività nella Strada e indicano l’ubicazione di alcune botteghe, e la disposizione interna dei locali, e il valore dei fitti. Alcuni atti redatti nei secoli XIV, XV e XV dimostrano i passaggi di proprietà di “case e botteghe” di oreficeria che erano di proprietà di personaggi d’alto rango. Tra queste le botteghe e botteghe con case, ereditate da Maddalena Brancaccio nel 1368 dal padre Don Alessandro, poi donate alla Basilica di San Domenico Maggiore e quelle possedute dal Monastero di Santa Chiara nel XVI secolo. (3) Le annotazioni riportate nei libri contabili dei due complessi religiosi indicano i nomi degli orefici a cui era stato concesso l’uso dei locali. (4) La tipologia della casa con bottega era ampiamente presente nell’area portuale e mercantile, come documenta il repertorio documentario dei rogiti notarili e delle planimetrie accluse alle antiche “Platee” degli istituti religiosi. Non erano solo i due complessi religiosi di Santa Chiara e di San Domenico Maggiore a possedere proprietà nel Borgo Orefici, ma la gran parte della edilizia civile della capitale risulta essere nel XIII secolo ed anche agli inizi del XVIII secolo di proprietà di ordini religiosi. L’operosa presenza di tanti artefici, organizzati in associazioni corporative dirette dai consoli e dai governatori eletti periodicamente che erano delegati alla cura degli affari della Corporazione, a convocare le assemblee, ed a esaminare e valutare le capacità di coloro che volevano esercitare l’Arte. (5) L’attività svolta dalle Corporazioni delle Arti, ci viene descritta nelle Capitolazioni, che venivano discusse e approvate negli anni per tutelare il lavoro degli artefici, stabilendo le modalità lavorative e le caratteristiche qualitative dei manufatti prodotti nel Regno. Le firme apposte dagli artefici, per formalizzare l’accettare delle regole, ci testimoniano l’espansione che ebbero le Arti nella nostra Città nei secoli XVI, XVII e XVIII delle varie associazioni corporative. (6) Tra le Corporazioni delle arti le più numerose e potenti furono quelle: degli Orefici, dei Ricamatori, dei Tessitori: di drappi di seta, di drappi d’oro, di trine e passamani di seta e d’oro, e de’ Cositori.  A. Galluccio fine sec. XVIII Mappa della Platea delle Calcaree del Monastero di San Pietro Martire intorno alla propria Chiesa. La mappa indica i luoghi di S. Andrea alli scopari le le strade dei Ferrari, delli Casciari, delli Canestrai, e le porte e le strade ad esse parallele: della Pietra del pesce, della Marina del vino, di San Giovanni di Massa, di Portosalvo, del Matraccio. ASNA Sezione Iconografica, Monasteri Soppressi vol. 784 f. 14
 Archivio di Stato di Napoli G. Barba Pianta iconografica della piazza degli orefici 1790. Il rilevamento risale al 1739.
 1 ottobre 1627, Napoli. Capitoli dell’Arte dei battitori dell’oro e dell’argento. ASNA, Cappellano Maggiore, b. 1182, inc. 61/II, f. 2
|