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archh. Antonio Guerra, Roberto Forte Napoli Nell’area delimitata da Via NuovaMarina e Corso Umberto I sisviluppa il Borgo Orefici, piccolo borgo distinto dall’antica arteorafa. Le prime notizie relative all’attività orafa del quartiererisalgono al Medioevo, età a cui risale il riconoscimento ufficialeda parte di Giovanna D’Angiò. È a quell’epoca che risalel’identificazione concreta di un’attività artigianale che, con alternevicende arriva fino a noi.Tradizione millenaria, quindi che non si è mai persa. Il mestieredegli orafi, grazie agli sforzi del Consorzio Antico BorgoOrefici,ha assunto un notevole rilievo culturale e turistico.Il consorzio Antico Borgo Orefici nasce nel marzo del 2000,grazie ad un progetto di artigiani e commercianti operanti nellazona con l’intenzione di dare impulso al Borgo Orefici “qualeporta d’ingresso al Centro Antico diNapoli”, cercando di rafforzarnela riconoscibilità e inserendolo nei circuiti turistico culturalidella città.È in quest’ottica che matura l’idea del concorso d’idee “Unborgo in città – Varchi e percorsi per il borgo orefici”.Il bando ha come oggetto la progettazione di un sistema integratodi elementi architettonici di una segnaletica che concorranoal riconoscimento dello sazio storico del “borgo degli orefici diNapoli”.La progettazione di questi elementi”…dovrà tenere conto delparticolare contesto e contribuire a strutturare un0identità delluogo che tenga conto delle antiche e elle nuove vocazioni.L’area di intervento, come tutta la città di Napoli, è frutto disecoli di trasformazioni, per cui risulta notevolmente stratificatae disarmonica. Il quartiere offre una successione imprevedibiledi prospettive ed un gioco non meno sorprendente , di ombreed improvvise inondazioni di luci.Un quartiere, quindi, dal forte carattere che si cerca, ora di“riscattare” e di “modernizzare”. Parole queste che possonoanche sembrare prive di significato o dare, addirittura, i brividi,se si pensa alla tanto retorica che comportano. Tuttavia, l’intenzionedi dar vita ad un progetto che, forte delle antiche tradizioni,sappia riscattare la vocazione turistica è, senza dubbio,necessario.Progettare uno spazio in cui si svolge la vendita di un qualsiasiprodotto è un’operazione difficile e delicata in quanto può inciderefortemente sul contesto di quel luogo e sul successo dell’aziendastessa. Le difficoltà aumentano quando si ha a che farecon prodotti che riguardano la moda o l’artigianato.In generale, per dare un’identità ad un marchio l’estetica delluogo di vendita è essa stessa veicolo pubblicitario. Le grandifirme internazionali della moda, non a caso, affidano sempre larealizzazione dei propri punti vendita, aperti nelle maggiori cittàdel mondo a grandi firme dell’architettura.Nel nostro caso, come si è detto, il bando richiede la progettazione“di elementi che possano divenire identificativi dei limitistorici del borgo così da invitare a percorrerlo sia per le specifichecaratteristiche commerciali, sia per le sue attuali peculiarità”.Il Borgo Orefici si presenta come un vero e proprio “shoppingcenter” a scala urbana che aggiunge alla vendita la produzione,una vera e propria filiera dell’oro e dei suoi derivati.È proprio sull’idea di centro commerciale che abbiamo puntatonel metter mano al tema del concorso. Le varie botteghe, infatti,non solo quelle dedite all’oreficeria, concorrono nell’affermarela “comunità” del borgo e la propria specificità culturale edeconomica. Il Consorzio Orefici, del resto, nasce con l’intentodi qualificare sotto un unico “marchio” le attività commercialidel rione e, di fatto, immagina il borgo come grande polo commercialedell’arte orafa.Il nostro intervento parte, quindi, con l’intento di caratterizzaremediante un unico segno plastico l’intero borgo orafo, rifiutandoogni formalismo della tradizione architettonica e tenta dimaterializzarsi in modo leggero e fluido.Inoltre, pur traendo stimolo dal contesto urbano, il progettoambisce a mostrare la propria individualità, presentandosi comeelemento di caratterizzazione autonomo e moderno.Considerata la particolare natura del contesto, fata di un fittoreticolo di stradine dall’andamento discontinuo, alti fabbricati,in cui operano le diverse botteghe e negozi si è tentato di definireun elemento astratto, dalla forma plastica. Potremmo aggiungereche sono i flussi, tracciati invisibili che definiscono l’habi tat, ad aver ispirato il progetto. Abbiamo concepito, quindi, un“nastro d’oro” che indica lo spazio e il flusso fatto di moti disuguali,quasi a volerli catturare o a riprodurne l’energia in unapura immagine grafica. Il progetto è uno sviluppo del concettodi fluidità, valuta i percorsi dei visitatori, i loro moti casuali,costruendo su di essi l’invisibile spazio espositivo.Un nastro dorato, dicevamo, realizzato in laminato di alluminioverniciato con struttura portante in metallo, che ha significati etensioni: una linea, una scrittura spontanea, una decorazionepermanente, un ornamento preziosi che costruisce spazi, accogliee guida (o si lascia guidare) e che, collegandosi al pavimento,senza mai perdere la propria integrità e continuità, diventa,inoltre, elemento di sostegno dei pannelli informativi e dellepostazioni multimediali.Ecco dunque l’idea: un nastro che ondeggia, si muove liberosulla testa dei visitatori con l’andamento sinuoso ed irregolare diun fiume.Il nastro dorato attraversa integralmente il borgo, esplorandosenza interruzione via Ernesto Capocci e via Carlo Troya, le dueprincipali strade che percorrono da nord a sud il borgo, passandoper piazzetta degli Orefici il primo e, per lo slargo caratterizzatodalla fontana il secondo, presentandosi come le principalivie del quartiere. Le due strade che collegano, senza interruzioni,Corso Umberto I con via Nuova Marina, sono, quindi percorseper intero dalla striscia dimetallo dorato, come a voler idealmente,annodare le due porzioni della città: la marina con ilcentro antico. Per le altre strade del borgo, invece, il segno èmarcato solo in prossimità degli accessi e si alleggerisce versol’interno, riducendosi alle sole strutture verticali che fungono dasegnaletica turistica.L’intenzione non è di stravolgere la vivacità intrinseca del luogobensì di accentuarla, catturandone lo spirito esuberante, contraddittorioe multiforme e trasferire tutte queste energie vitaliin un elemento che si insinua tra i palazzi, cattura la luce trattenutaa fatica dai tetti degli edifici, comportandosi come elementodi esaltazione estetica.Qualunque altro tipo di intervento, più leggero o più rigoroso,ci sarebbe sembrato avvilente. Avrebbe cioè diminuito l’esuberanzadel borgo, imponendosi con la presunzione di una creazioneadatta a qualunque contesto, risultando così estraneo. Ciè sembrato più giusto proporre qualcosa di “indefinito” e diastratto, non un intervento puntuale che finisce lì, ma un qualcosache, oltre alla tradizionale funzione di supporto alla segnaletica,suggerisce il senso del movimento e del multiforme.L’intervento che ricorda un piccolo fiume d’oro, fluisce leggeroe lucente sul capo delle persone, curva con sinuose anse, scivolaper i vicoli per poi protendersi in prossimità degli ingressi da ViaNuova Marina e Corso Umberto I. Il nastro partendo da terrasi slancia, dopo aver prodotto una bizzarra torsione, verso viaNuova Marina e corso Umberto divenendo insegna, vessillodell’arte locale.Il nastro, in prossimità degli ingressi, finisce il proprio itinerariocon un ultimo artificio: un elemento in vetro colorato e luminoso,in apparente precarietà. Con tale ultimo espediente ci si proponedi catturare l’attenzione delle persone, agendo sullo stuporeper invitarli ad addentrarsi nell’intrigo dei vicoli per poi guidarlie informarli su ciò che vedranno con l’ausilio di un’adeguatasegnaletica. La segnaletica, destinata a fornire informazioni di carattere storicoe commerciale, si svilupperà all’interno del nastro, che conservandola propria integrità, si appoggia al suolo disegnandouna forma sinuosa che riporta al proprio interno gli alloggiamentiidonei alle installazioni.Lo spazio del borgo si proporrà alla città con un’immaginefestosa, grazie alla presenza di un segno grafico brillante fattodella stessa materia preziosa che da secoli si lavora per le strade,un segno plastico che diviene simbolo ed emblema dell’arteorafa.Il nastro d’oro sarà realizzato con struttura a trave reticolare inprofilati di alluminio (due tubi di forma quadrata 100x100 sp.1,5 mm. per i montanti e tubi tondi30 mm, s. 1,5 mm- Per isetti e i traversi).Per il fissaggio a pavimento, la struttura sarà assicurata al suolomediante bullonatura ad una piastra di attesa fissata sul pianostradale con tirafondi.Per il fissaggio a parete si provvederà a realizzare, mediante piastrein metallo e appositi attacchi di attesa sistemati alle pareti,su cui sarà bullonata la struttura del “nastro” adeguatamentefornita di piastra per il fissaggio.La struttura a trave reticolare sarà poi rivestita con laminato inalluminio verniciato oro, attaccato all’intelaiatura portante mediante rivettaura. 
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