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arch. Vladimiro D’amico Napoli L’idea di progetto concernente gli elementi e/o le architetturerichieste, si basa sulla volontà di voler soddisfare, non solo letematiche, appunto, proposte dal concorso, ma anche esigenze,per così dire, “personali”…ovviamente il termine è inteso insenso lato: le esigenze di un napoletano, ossia il bisogno assolutodi conoscere, e quindi anche riconoscere, la propria città.Non per pochi, il Borgo Orefici, si trova in una zona imprecisatalimitrofa al corso Umberto I, una zona inesplorata, non certosconosciuta o ai margini del mondo, ma comunque un’area direlativo richiamo.In realtà è una di quelle aree ricche di potenzialità produttivoartigianali,e, come capita spesso, tale virtù, è ignorata un po’ datutti.I napoletani, in buona maggioranza, non conosco Napoli, e nonconoscono la ricchezza storica, culturale, artistica e,perché no,imprenditoriale, di cui dispongono…forti capacità e grandevolontà vanno riscoperte; in tutto ciò l’architettura, gli architetti,i progettisti in generale, possono ricoprire un ruolo fondamentale:mostrare il valore di Napoli.In ogni caso, il mio intervento consiste, per quanto concerne laprogettazione dei varchi, nella creazione di grossi “pali” a doppiobraccio in acciaio zincato, posti all’inizio di ogni varco. Uno deibracci presenterà dei led luminosi che ne segnalino la presenza alfruitore delle strada che passeggia sul corso Umberto o su viaDuomo; l’altro braccio, caratterizzato da una torsione dello scatolarein acciaio, porterà sul suo tratto finale un messaggio:”Antico Borgo degli Orefici”; chiaramente, tale scritta potrebbecambiare a seconda delle esigenze del Consorzio…”Natale alBorgo”, “La festa della Donna al Borgo”, ecc…Questi elementi, fissati a terra grazie all’ausilio di plinti in c.a.,sono stati concepiti seguendo un concetto caro agli artisti delmetallo e delle pietre preziose: piegare il ferro, bucarlo, torcerlo…i led sono dei punti di luce, i led brillano come diamanti.Nello stesso tempo, però, si è voluta dare una maggiore “massicità”all’ elemento (cm 55 x 60), renderlo più forte, più presente,più…riconoscibile.Nel caso di via Marina, si è voluto fare “uno sforzo” in più. Lastrada in questione, per quanto possa essere frequentata da studenti,professionisti o impiegati che lavorano in zone limitrofe,non è certo una delle più piacevoli “passeggiate” di Napoli, glielementi sopra descritti, da soli, si sarebbero persi nella confusionedel fronte architettonico di via Marina e delle macchine parcheggiatesui marciapiedi; nessuno, per propria scelta, a menoché non sei uno studente di giurisprudenza o dell’orientale, sidirigerebbe “per camminare un po’”, su viaMarina. Ho ritenutoche bisognasse progettare elementi più forti e presenti, più grandie più “scostumati”, rispetto aisemplici “pali di presentazione”già descritti precedentemente.Gli orefici, gli artigiani del luogo,anticamente, avevano certamentecontinui contatti con chi commerciavaper mare, il mare era li,comunque oggi negato, a pochipassi…niente di più naturale chepensare a questi elementi che riconducessero alle attività di “commerciomarinaro”: le navi, le barche, poste su via Marina , sulmarciapiede un po’ divelto, un po’ sporco e un po’ abbandonato,capovolte, a riposo. I materiali: acciaio e rame (l’argento e l’oro). In parte riparateda quelli che poi non sono altro che dei lampioncini tra i quali,posati su tirantini in acciaio, vengono posti teli a protezione dipanchine con “doppia seduta”, una caratteristica che favorirebbesia il non usuale ma simpatico modo di fruire delle panchinein particolar modo da parte dei giovani, sia, soprattutto, lapossibilità di riparare, sotto il telone, improvvisate o no, piccolemostre, o comunque, piccoli stand messi li, in promozionedelle molteplici attività che si svolgono all’interno del Borgodegli Orefici.In ogni caso si è voluto creare una nuova passeggiata sotto le“barche rovesciate”, una tragitto che possa essere fruito e ricordato,che possa incuriosire, un tragitto, appunto, che lasci ilsegno, un segno di architettura.In relazione all’”informatizzazione” e all’”informazione”, si è provvedutoa progettare un piccolo contenitore multimediale in acciaiozincato, rame(nelle finiture), e vetro. Un computer occuperà ilcilindro di vetro che si aprirà grazie all’ausilio di una card specialeo più semplicemente all’utilizzo di altre card esistenti…pensoall’artecard, o , perché no, ad abbonamenti anm turistici (a tempolimitato).I Pannelli InformativiStessi materiali, verrebbero utilizzati per la costruzione di paliinformativi (con cupolino luminoso, come si evince dai grafici diproposta ideativi), e pannelli informativi.Per quest’ultimo si è voluto dare maggior plasticità all’elemento,la lavorazione dei metalli, la loro attitudine ad essere riscaldati elavorati come pasta molle per poi diventare rigidi, freddi, marestare “palstici”(non ,quindi, nel senso chimico/fisico del termine)ha suggerito una forma più “strana” e “irregolare”, ma comunque non eccessiva.
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